Si deve semplificare per poter rivelare – viaggio verso il Simbolismo

DOPO L’IMPRESSIONISMO: RICERCHE A PONT-AVEN VERSO IL SIMBOLISMO

Con la consapevolezza che non sono meramente delle date a sancire il sorgere di fermenti culturali ed artistici, la tradizione storica attribuisce a due pubblicazioni l’atto di nascita rispettivamente del Simbolismo letterario e del Simbolismo pittorico: il manifesto di Jean Moréas su Le Figaro del 18 settembre 1886, e l’articolo di Albert Aurier sul Mercure de France del marzo 1891[1], nonostante cenni di arte simbolista, a volte anche significativi (come la poesia di Mallarmé o la pittura di Böcklin e di Gauguin) siano antecedenti a queste date.

L’arte sintetista e ideista di cui parla Aurier, citando Platone, non è quindi l’apripista del Simbolismo ma il punto di congiunzione delle espressioni artistiche che si sono succedute contemporaneamente al Realismo e all’Impressionismo della metà dell’Ottocento.

Il Simbolismo è un’eredità romantica, il suo carattere di mistero, gli intenti spirituali e intimisti, oltre che idealistici, si accordano con la consapevolezza di una missione che, sulla scia del binomio romantico artista-profeta, potrà raggiungere solamente pochi eletti capaci di introspezione: “il valore estetico di un’opera d’arte è sempre inversamente proporzionale al numero di persone che riescono a comprenderla[2]”.

Questo slittamento dell’occhio dell’artista dalla realtà visibile alla realtà “invisibile” e ideale ha comportato due novità fondamentali derivanti dall’allontanamento dall’Impressionismo luministico: il rifiuto dello studio del fenomeno naturale e la riammissione nell’estetica figurativa del valore del significato.

Da queste premesse sono sorti diversi tipi di Simbolismo (ancor prima che esso fosse formulato in teorie), tra i quali quello della cosiddetta Scuola di Pont-Aven, ossia degli artisti che hanno lavorato insieme negli anni Ottanta del secolo nel piccolo centro bretone e che introdussero il Simbolismo stilistico in pittura. Costoro provenivano da parti diverse della Francia o da altri Paesi d’Europa (come Jacob Meijer de Haan e Jan Verkade) e, dopo aver messo piede a Parigi, trovandola troppo frenetica e nevrotizzante, se ne allontanarono, compiendo allo stesso tempo un viaggio fisico e spirituale.

Il primo a recarsi a Pont-Aven fu Paul Gauguin nel 1886 (che vi resterà fino al 1890), seguito da Émile Bernard, Charles Laval, Émile Schuffenecker e Paul Sérusier.

Due anni dopo saranno realizzate due opere fondamentali per il Simbolismo sintetista: Visione dopo il sermone-La Lotta di Giacobbe con l’angelo di Gauguin e Il Talismano di Sérusier.

Il quadro di Gauguin riprende il famoso episodio della Genesi, già dipinto da grandi artisti come Rembrandt e Delacroix. Se il capolavoro di Delacroix è un caposaldo della pittura “pura” per l’uso innovativo delle ombre colorate e dei colori complementari, il dipinto di Gauguin segna una linea di demarcazione tra la pittura dell’Ottocento e la pittura moderna: abolizione della prospettiva aerea, centralità di particolari insignificanti (come le cuffie delle donne, addirittura viste di spalle) e il relegare il soggetto principale ad un angolo del quadro. La lotta biblica non è il soggetto a-temporale del dipinto, il vero soggetto è composto dalle donne che pregano e che hanno una visione dopo aver assistito al sermone in chiesa. Gauguin mette sullo stesso piano un soggetto reale e uno ideale. È questa la vera rivoluzione. Inoltre introduce il cloisonnisme, la pittura à plat, racchiusa in contorni netti e definiti su modello delle vetrate gotiche e sulla scia del primitivismo che porta Gauguin e gli altri a rivolgersi ai piccoli centri di provincia e alle loro tradizioni intatte[3].

Il Cristo giallo e Il Calvario-il Cristo verde seguirono nel 1889, entrambi modellati sui calvari medievali bretoni. Il primo suscitò grande scandalo per via della somiglianza tra il volto del Cristo e quello dell’artista. Altre volte Gauguin si ritrarrà come un martire, l’artista incompreso, abbandonato dagli amici più cari (Cristo nell’orto degli ulivi del 1889), oppure come un profeta, l’iniziato come in Autoritratto con aureola. Non stupisce che siano tutte opere dello stesso anno.

Il talismano di Sérusier fu dipinto su indicazioni precise di Gauguin nel Bois d’Amour, una località prediletta dagli artisti per dipingere. Gauguin trasmise a Sérusier quelli che sarebbero divenuti i principi del Simbolismo e poi della pittura astratta: gli alberi non bisogna dipingerli come appaiono in natura, non ha importanza dipingere quello che si vede con i propri occhi ma quello che si vede con la propria immaginazione, una volta interiorizzato il soggetto. Se nella propria mente l’albero corrisponde al concetto di blu, ecco che l’albero sarà dipinto di blu. Il risultato è un piccolo dipinto ad olio su cartone che segna l’apice delle ricerche sintetiste degli artisti di Pont-Aven, che sarà chiamato “talismano” e sarà ammirato dai futuri Nabis (da “Nebiim”, “profeta”, “colui che riceve le parole dall’aldilà” in ebraico), i compagni dell’Académie Julian: Félix Vallotton, Maurice Denis, Pierre Bonnard, Édouard Vuillard, Paul Ranson.

Da questo momento, anche senza credere ad una storia lineare e causale dell’arte, la pittura sarà sempre più connessa con l’intelletto e con lo spirito: da qui, non solo il cubismo e il fauvismo, ma anche l’astrattismo di Kandinskij e del Blaue Reiter (Il cavaliere azzurro).

Articolo pubblicato su Ottocento n.16, settembre-ottobre 2008.


[1] “Le symbolisme en peinture”, pp. 155-165.

[2] Teodor de Wyzewa, “La littérature wagnérienne”, in Revue Wagnérienne, giugno 1886.

[3] Ancor più autentiche del primitivismo che Gauguin cercherà invano in Polinesia, ormai occidentalizzata. Si veda Maria Grazia Messina, Gauguin, un esotismo controverso, Firenze University Press, Firenze 2006.

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http://www.nationalgalleries.org/whatson/exhibitions/van-gogh-to-kandinsky-symbolist-landscape-in-europe-1880-1910

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