MARCO MILIA

LA SCULTURA DI MARCO MILIA

La capacità di creare legami a livello cerebrale e sensoriale in una trama complessa costituisce una delle potenzialità più affascinanti dell’arte. In questo processo l’empatia ricopre un ruolo primario: il coinvolgimento dei sensi è parte essenziale della ricezione di un’opera d’arte e difficilmente si dirà se esso precede o segue l’intellezione.

Particolare è il caso della scultura, l’arte meno amata da Charles Baudelaire per il suo imporsi come arte realistica e con minori possibilità di conversione estetica; la facilità di immedesimazione in un’opera tridimensionale ha fatto sì che l’emotività subentrasse imperiosa, prepotentemente, e scansasse il godimento estetico, inquinando il campo della percezione. Il mito di Pigmalione e Galatea, che da sempre interessa gli artisti, è icona assoluta di tale questione: la storia dello scultore che si innamora della sua creatura fino a sperare che essa si animi, per la perfetta corrispondenza al proprio ideale, rientra nella constatazione di Baudelaire sull’estrema vicinanza della scultura alla riproducibilità del reale.

Gli artisti del XX° secolo hanno lavorato espressamente su questo punctum dolens, in modo radicale negli anni Sessanta, quando le ricerche su nuovi materiali e l’introduzione di nuovi linguaggi, come l’happening e la video-arte, hanno danno vita ad un concetto di arte scultorea intrecciato con l’installazione, la quale racchiude in sé altrettante problematicità.

La scultura oggi si fa pubblica e si mescola al paesaggio, naturalistico o urbano che sia, oppure vive negli spazi chiusi del museo e, conscia del fatto che solo una piccola parte di umanità parteciperà della sua identità, si attiva per rendere la propria esistenza un microcosmo di vitalità, un microcosmo in espansione, dal quale non esclude nessuna partecipazione.

I lavori di Marco Milia appartengono a questa seconda dimensione, nella quale la scultura si identifica con un processo mentale, trova la propria ragione d’essere negli spazi che crea nella coscienza di chi guarda, prolungando l’attimo della ricezione in una riflessione sulle potenzialità del linguaggio artistico. Nella ricerca di Milia ha un ruolo fondamentale anche il contesto urbano, lo spazio abitato, ma solo se esso si mescola con gli spazi dell’immaginazione e dell’utopia. Non a caso, alcuni suoi lavori, anche di oreficeria – pratica della quale l’artista è un abile conoscitore- sono ispirati alle città invisibili di Calvino, spazi surreali ma dalle basi aritmetiche, ipotetiche realtà non così lontane dalle  della mente, a significare delle infinite possibilità creative legate alla città ma anche alle nostre capacità percettive.

Nei suoi lavori ci sono richiami al Minimalismo, ma anche al Costruttivismo, senza però quel sentimento di autoreferenzialità tipico di alcuni esperimenti, soprattutto minimal. È nel rapporto con lo spettatore, nell’elaborazione di un circuito di pensieri che vanno oltre i materiali utilizzati (poveri ed essenziali, come legno, sabbia, alluminio) che risiede la peculiarità delle sue sculture.

Il suo è un invito a perdersi nelle possibilità dello sguardo e della mente, con un’operazione sottilmente concettuale, dove la progettazione ricopre un ruolo primario e la ricerca sui materiali non è mai esclusa. Materiali che invocano sensazioni tattili ma che allo stesso tempo respingono: il mondo creato dallo scultore non ha mai un’immediata accoglienza, la sua è un’arte che parla alla testa più che ai nervi.

I motivi trainanti sono linee, punti di equilibrio, i rapporti tra le diverse misure e la diversa consistenza, i rapporti tra il centro e le linee di fuga, una sorta di lotta tra la stabilità della materia e l’impalpabilità dello spazio, ora in semicerchi, ora in quadrati o in linee, divenute materia. Ci sono inoltre rimandi all’architettura, un’architettura fatta di principi, canoni e modelli, sui quali meditare per farne oggetto di comunicazione, elemento di scambio tra l’autore, lo spazio e il riguardante. E, soprattutto, un dialogo con il vuoto, quel vuoto che è centrale in ogni fatto di scultura e con il quale l’artista lotta per costruirvi attorno un nucleo di significato, a partire dalla propria posizione nello spazio: Milia studia pazientemente i possibili punti di vista dei propri lavori, conscio che un’opera tridimensionale, a differenza di un lavoro a parete, qualsiasi esso sia, implica un diretto coinvolgimento sensoriale dove niente può essere lasciato all’improvvisazione.

I suoi lavori più recenti hanno per titolo The empty project, dove il vuoto non è una questione da affrontare ma un concetto da rielaborare e da creare: l’elemento assente, che fa rima con il nulla, diventa in questa serie l’elemento flagrante, il punctum nel quale si accentra l’attenzione dell’artista e dello spettatore. Il vuoto viene creato, la non-materia diventa il punto attorno al quale ruota l’immagine, quadrati e semicerchi si rispecchiano creando un alter ego come a sfondare le pareti e il pavimento in un’attività di dilatazione, di estensione, che è allo stesso tempo un’estensione del nostro pensiero.

Tra questi, Square in the empty, dove “square” significa sia “piazza” sia “quadrato”, a conferma del complesso lavoro dell’artista sullo spazio mentale e su quello urbano, un invito alla contemplazione e alla riconsiderazione delle nostre idee su ciò che ci illudiamo di conoscere.

Ma anche Through, un lavoro che vuole essere autonomo, assolutamente slegato da tutto il resto, che si costituisce come un’unica tensione sospesa oltre il nostro sguardo, come a sfidare i limiti dello spazio.

La forza dei progetti di Marco Milia risiede nella loro capacità di dilatarsi in un contesto e di combinarsi in possibilità multiple, in luoghi dalle potenzialità diverse, nei quali sono invitate le multiformi unità di linguaggio della scultura e dell’architettura, e dove il coinvolgimento dello spettatore non è un ruolo subordinato allo studio della forma e dello spazio ma è elemento principe di una lenta e meditata ricerca .

Laura Fanti

(inedito)

Marco Milia è nato a Roma (1976) dove vive e lavora

http://www.marcomilia.it/

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