Goldiechiari #1

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La poetica del frammento e del particolare che vive ma si cela e si confonde nel vissuto quotidiano è dimensione frequente nei giovani artisti, spesso con esiti dissonanti: quante volte ci siamo trovati sotto gli occhi vetri di bottiglie, oggetti usati, abiti logori, più spesso stracci, e tutti ci riportavano allo stesso pensiero, ossia il divorante consumismo che fa sparire velocemente le tracce della memoria?

Il lavoro di Goldiechiari (all’anagrafe Eleonora Chiari e Sara Goldschmied) parte da concetti simili ma si distacca da essi quasi immediatamente. Ad interessare non è tanto la restituzione di una dimensione a un oggetto dimenticato o confuso nel flusso degli eventi, ma un astuto gioco intellettuale, che intreccia etica e politica attraverso l’uso di oggetti riciclati o objets trouvées, che ironicamente conducono l’osservatore a una nuova forma di riflessione.

Nel lavoro Ninfee (2005) foto di sacchi di spazzatura coloratissimi sono collocati come punti fermi in uno specchio d’acqua – ovvio rimando alle ninfee di Monet, quindi gioco colto e raffinato, che confonde, ma solo per un attimo.

Alla fine, l’effetto su chi guarda è quello derivato da un’azione naturale e non da un intervento artificiale, come la conseguenza spontanea della condizione di oggetti che appartengono al nostro immaginario collettivo.

Estratto dell’articolo pubblicato su Espoarte n.37, ott-nov. 2005

http://www.goldiechiari.com

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