Postilla a “Ferdinand Hodler, fra simbolismo e avanguardie (1853-1918)”

Di seguito le righe che ho scritto come postfazione al mio libro su Hodler edito da Carocci

DSC_(51) 0761 Eiger, Mönch e Jungfrau al chiaro di luna 1908

Postilla

L’apparente facilità degli Impressionisti e il tormento degli Espressionisti hanno giocato il ruolo principale negli anni che hanno aperto il XX secolo. Ancora oggi nell’opinione pubblica la pittura è qualcosa di strettamente intrecciato con la felicità dello sguardo o, al contrario, con una rappresentazione grafica di emozioni represse e di inquietudini. Un artista singolare come Hodler si muove con difficoltà in tale dicotomia, la sua arte, come si è visto, sembra non scegliere tra grafismi e stratificazione di colore, tra leggerezza e compattezza.

La sua è un’arte di ricerca, di sperimentazione, e non stupisce dunque che si concluda con degli estremi assoluti: con il lirismo degli ultimi paesaggi, scenario di una quiete rinvenuta, e con gli autoritratti e i ritratti a Valentine, il luogo della libertà espressiva, del gesto incontrollato e delle pulsioni più intime. Entrambe le modalità pittoriche, ad ogni modo, svelano una stessa verità, che ormai non ha più l’urgenza del consenso per manifestarsi.

Gli anni Dieci sono quelli del furore delle avanguardie e Hodler, come altri artisti nel pieno della maturità (penso a Monet e a Bonnard), li vive lateralmente, con uno sguardo rivolto ai personali sviluppi della propria ricerca, senza inseguire il “rinnovamento” ad ogni costo. E in questi casi si trova ad essere l’artefice di dipinti a-temporali ma intrinsecamente connessi al proprio tempo: come definire altrimenti le raffinate visioni astratte degli anni tra il 1914 e il 1916? In particolare i dipinti del 1914 realizzati a Losanna, piccoli paesaggi dall’orizzonte bassissimo, sull’esempio di Friedrich, dove i riferimenti naturalistici sono un groviglio di viola al posto delle nuvole (Lago di Ginevra con nuvole, visto da Losanna) o un incrocio di pennellate bianche e azzurre a rappresentare il cielo (Tramonto sul lago di Ginevra, visto da Losanna), mentre l’orizzontalità dei viola e dei gialli conserva la memoria del contrasto simultaneo e preannuncia Rothko.

Il ruolo di capofila di Hodler è indiscusso ma va ancora ribadito, inoltre non sono pochi i problemi lasciati aperti dalla sua pittura, tra cui il ruolo della tradizione, i corollari del Simbolismo, la necessità di essenzialità e di purezza che conduce all’Astrattismo, ma anche questioni più connesse ai significati stessi della pittura. Hodler si muove in un momento in cui la pittura da cavalletto la fa da padrone ma c’è anche una ripresa della pittura monumentale, di quella che oggi si chiamerebbe “arte pubblica”; non possiamo non interrogarci sul ruolo dell’artista in una società libera, ma che al contempo impone delle regole e delle committenze. Da un lato Hodler è un innovatore, che ha aperto la strada alle avanguardie e all’Espressionismo, dall’altro è un conservatore, l’ultimo esponente di un credo post-romantico, secondo il quale l’artista è un vate, un tramite tra sfere sovra- sensibili e il mondo terreno, dove, come abbiamo visto, la teosofia ha giocato un suo ruolo.

Infine, tra le aree ancora da indagare compiutamente è il rapporto con i suoi contemporanei, soprattutto italiani, che certo ebbero modo di vedere il suo lavoro alle Biennali di Venezia (nel 1899 e nel 1920).

Hodler stimato il sommo artista svizzero, il più quotato dalle case d’asta e oggetto di mostre di altissimo livello in più parti del mondo, riceverà un adeguato benvenuto anche in Italia?

Laura Fanti

Per ordinare il libro: http://www.carocci.it/index.php?option=com_carocci&task=schedalibro&Itemid=72&isbn=9788843071517

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